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CHI SIAMO?

Spesso si inizia con questa domanda come se fosse la più semplice di tutte. Uno dice “chi è” in modo che l’interlocutore metta a fuoco, sin da subito, l’identità di chi si sta presentando. E’ un po’ come la questione che poniamo ogni giorno ad almeno una persona che incontriamo: Come stai?  Sottovalutiamo, non per colpa ma per abitudine, la complessità e la profondità di certe domande.  Allora inizierò col dire che chi scrive, in questo momento, si chiama Vincenzo, ufficialmente uno dei componenti di un gruppo di persone che ad un certo punto hanno deciso di ragionare insieme, fare insieme, immaginare insieme un modo di fare arte e comunità che potesse corrispondere sempre di più ad un modo di sentire la vita. Questo gruppo è formato in prima istanza da: Grazia, Elia, Chiara, Irene, Davide, Elena, Filippo, Claudia, Lorenzo, Laura, Maddalena. Ma i cerchi concentrici delle persone che hanno iniziato a immaginare con noi sono diversi, e comprendo anche Maria, Giulio, Bianca, Elisa, Andrea, Giorgia, Sofia, Laura, Sara… lentamente, una buona parte della comunità in cui abitiamo: S. Ilario Baganza, Felino.  Ufficialmente chi scrive è anche il presidente di un'associazione - che è anche il nome della compagnia - che si chiama Anellodebole (tutto attaccato e con la “d” minuscola). Ogni nome è una bella condanna, o meglio, suggerisce di come i nostri nomi personali, segnano delle tracce da seguire (più o meno consapevolmente). Così, Anellodebole, è, in questo momento, una compagnia di teatro ma anche una comunità di vita; lavora nel territorio di appartenenza ma anche altrove; si rivolge spesso alle piccole comunità nascenti o ad un pubblico non incline alla cultura teatrale ma collabora anche con importanti istituzioni cittadine e regionali; si occupa di formazione soprattutto rivolta alle nuove generazioni, ma raccoglie storie di anziani e ospita tornei di burraco; sta imparando a lavorare in gruppo e nello stesso tempo cerca di preservare l’unicità dei singoli talenti che lo abitano. Insomma, Anellodebole è qualcosa che ha una tensione ad unire ciò che in questo momento, ai nostri occhi, sembra diviso, nel desiderio di fare in modo che le pratiche artistiche possano unire due istanze che nella storia sono state spesso separate: un sentimento popolare e una visione di ricerca culturale alt(r)a.  ​ Il primo seme è stato piantato durante l’estate 2020, quando le porte del primo lockdown (come ci abituiamo presto alle nuove parole.. e non solo!) sono state riaperte. Dove adesso abita gran parte della compagnia, stavamo io e la mia compagna; insieme abbiamo deciso di organizzare delle piccole serate di condivisione invitando i nostri vicini, la comunità più prossima ai nostri cancelli. Sono così nate delle serate di musica, teatro, narrazione condivisa dentro la nostra stalla (piano piano rimessa a nuovo) e un gruppo di giovanissimi ragazze e ragazzi universitari, da me conosciuti grazie ai percorsi di formazione organizzati dal Teatro Due di Parma negli anni precedenti, hanno iniziato a frequentare questi spazi. E’ nato così un primo laboratorio e nello stesso periodo, l’allora sindaco di Felino, Elisa Leoni, venuta a sapere di queste iniziative private, ha avuto la lungimiranza e la visione di proporre: “perché non organizzare uno spettacolo che coinvolge l’intera comunità di S. Ilario Baganza?”.  Elisa non sapeva, o forse lo sentiva, che una delle pratiche in cui mi ero dedicato sino ad allora era proprio quella del Teatro Partecipato, ovvero una modalità artistica in grado di coinvolgere i non professionisti (senza distinzione di età e di provenienza) in processi creativi e teatrali. Nel Settembre del 2020 abbiamo così lavorato, con questo primo gruppo di giovani artisti e con i nostri vicini (circa 20 persone coinvolte tra gli storici Gigli della corte di S. Ilario Baganza, i bambini di Marco Bizzarri, Mario con la sua fisarmonica, Maria, Sara, Rama…) in un primo studio teatrale tratto dagli Uccelli di Aristofane.  Profetico fu quel testo (con esiti spero diversi), poiché il gruppo di ragazzi che nello spettacolo cercava un posto in cui stare, una nuova comunità da creare, da lì a poco si trasferì accanto alla mia abitazione. In poco meno di qualche mese ci trovavamo a condividere spazi comuni e a rilanciare con la progettualità. Perché non iniziare a conoscere e coinvolgere nella nostra prassi artistica l’intera comunità di Felino? Da qui, nacque, nell’estate 2021, la prima edizione della Festa del Teatro “I Giorni dell’Alambicco”.

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